La ISO/IEC 22989 è la norma internazionale che fissa il vocabolario dell’intelligenza artificiale. Pubblicata nel luglio 2022, è il riferimento normativo da cui la ISO/IEC 42001 prende i propri termini, e si scarica gratuitamente dal sito dell’ISO. Il problema nasce quando la si adotta come glossario aziendale senza altre cautele: le sue definizioni non coincidono parola per parola con quelle del regolamento sull’IA (AI Act), e l’edizione 2022 è stata scritta prima dell’IA generativa. Abbiamo letto il testo integrale e contato le voci. Questa guida spiega che cosa c’è dentro, dove la norma si discosta dalla legge e come usarla senza sbagliare le risposte alle domande giuridiche.

In sintesi
- Norma di terminologia e concetti elaborata dall’ISO/IEC JTC 1/SC 42, prima edizione luglio 2022, recepita in Europa come EN ISO/IEC 22989:2023.
- Secondo il nostro conteggio, 117 voci terminologiche numerate in sette gruppi, più capitoli concettuali su affidabilità, ciclo di vita e ruoli dei portatori di interesse.
- Non è certificabile: contiene definizioni, nessun requisito. È gratuita, nell’elenco ISO delle norme disponibili al pubblico.
- “Fornitore”, “autonomia” e “rischio” non significano la stessa cosa nel regolamento sull’IA (AI Act).
- Nessun termine di IA generativa nel testo del 2022: l’Emendamento 1 sull’IA generativa è in fase di approvazione, l’Emendamento 2 è allo stadio di bozza di comitato.
Che cos’è la ISO/IEC 22989?
Il titolo completo, nella versione inglese, è “Information technology, Artificial intelligence, Artificial intelligence concepts and terminology”. Il documento è stato preparato dal comitato tecnico congiunto ISO/IEC JTC 1 (tecnologie dell’informazione), sottocomitato SC 42 (intelligenza artificiale). Lo scopo dichiarato nel campo di applicazione è doppio: stabilire una terminologia e descrivere i concetti del settore. La ISO/IEC 22989 è pensata per lo sviluppo di altre norme e per sostenere la comunicazione tra portatori di interesse diversi. Si applica a organizzazioni di ogni tipo. Chi lavora alla conformità la incontra quasi sempre di riflesso, perché la ISO/IEC 42001 la richiama per le definizioni. La scheda del catalogo ISO indica inoltre che nel dicembre 2025 è stata emessa una versione corretta del testo del 2022.
Un dizionario, non un requisito
Il capitolo 2 dichiara che il documento non contiene riferimenti normativi. Il resto definisce e descrive. Non c’è alcuna prescrizione del tipo “l’organizzazione deve”, quindi non esiste nulla rispetto a cui condurre un audit e non esiste un certificato. Gli enti di formazione vendono attestati personali di frequenza a corsi: è un’altra cosa. Un fornitore di software che si dichiara “conforme alla ISO/IEC 22989” afferma qualcosa che nessuno schema può verificare. Usarne il vocabolario è tutt’altra cosa rispetto a una valutazione della conformità. Dal settembre 2023 la ISO/IEC 22989 figura nell’elenco delle norme ISO disponibili al pubblico, scaricabili senza costi. Per un documento ISO è un’eccezione.
Che cosa contiene la ISO/IEC 22989
Il capitolo 3 raccoglie i termini, ordinati per area. Li abbiamo contati voce per voce: ecco il risultato, secondo il nostro conteggio. <table header-row=”true”> <tr> <td>Gruppo di termini</td> <td>Numero di voci</td> <td>Esempi</td> </tr> <tr> <td>Termini relativi all’IA</td> <td>35</td> <td>agente di IA, sistema di IA, autonomia, eteronomia, IA generale, IA ristretta, modello, inferenza</td> </tr> <tr> <td>Dati</td> <td>15</td> <td>dataset, ground truth, dati di test, dati di validazione, dati di produzione, annotazione dei dati</td> </tr> <tr> <td>Apprendimento automatico</td> <td>17</td> <td>apprendimento automatico, modello addestrato, iperparametro, riaddestramento, apprendimento per rinforzo, collaborazione uomo-macchina</td> </tr> <tr> <td>Reti neurali</td> <td>10</td> <td>rete neurale, deep learning, rete neurale convoluzionale, long short-term memory</td> </tr> <tr> <td>Affidabilità</td> <td>18</td> <td>accountability, bias, controllabilità, spiegabilità, prevedibilità, resilienza, rischio, trasparenza, verifica, validazione</td> </tr> <tr> <td>Elaborazione del linguaggio naturale</td> <td>18</td> <td>comprensione del linguaggio naturale, traduzione automatica, analisi del sentiment, riconoscimento delle emozioni, riconoscimento vocale</td> </tr> <tr> <td>Visione artificiale</td> <td>4</td> <td>visione artificiale, riconoscimento di immagini</td> </tr> </table> Il totale fa 117 voci numerate. Dopo i termini abbreviati del capitolo 4, la norma cambia registro: i capitoli da 5 a 9 non definiscono, spiegano. Il capitolo 5 espone i concetti dell’IA, il 6 il ciclo di vita del sistema di IA, il 7 una visione funzionale del sistema, l’8 l’ecosistema dell’IA, il 9 i campi dell’IA. Nel gruppo sull’affidabilità, questa è intesa come la capacità di soddisfare le aspettative dei portatori di interesse in modo verificabile. Il bias è descritto come una differenza sistematica nel trattamento di determinati oggetti, persone o gruppi rispetto ad altri: una definizione neutra, non un sinonimo di discriminazione illecita. Il capitolo 6.2 elenca otto fasi del ciclo di vita, precisando che la norma non prescrive un modello specifico:
- ideazione;
- progettazione e sviluppo;
- verifica e validazione;
- messa in esercizio;
- esercizio e monitoraggio;
- validazione continua;
- rivalutazione;
- ritiro.
L’Allegato A, informativo, mette in corrispondenza queste fasi con la definizione di ciclo di vita di un sistema di IA dell’OCSE. Il capitolo 5.19 descrive infine i ruoli dei portatori di interesse. Il fornitore di IA (AI provider) fornisce prodotti o servizi che usano uno o più sistemi di IA, con i sotto-ruoli di fornitore di piattaforma e di fornitore di prodotto o servizio. Il produttore di IA (AI producer) progetta, sviluppa, testa e mette in esercizio, e comprende lo sviluppatore. Il cliente di IA (AI customer) usa un prodotto o servizio di IA direttamente oppure mettendolo a disposizione degli utenti di IA, che ne sono un sotto-ruolo. Il partner di IA raggruppa integratore di sistemi, fornitore di dati, auditor ed evaluator. Seguono i soggetti dell’IA (interessati al trattamento dei dati e altri soggetti) e le autorità competenti (decisori politici, regolatori). Una nota ricorda che una stessa organizzazione può ricoprire più ruoli.
ISO/IEC 22989 e AI Act: stesse parole, significati diversi
Il legislatore europeo non ha preso la definizione di sistema di IA dall’ISO. L’ha presa dall’OCSE, nella versione rivista l’8 novembre 2023. È il primo indizio di un fatto che i riassunti non riportano: la ISO/IEC 22989 e il regolamento (UE) 2024/1689 usano spesso le stesse parole con significati diversi. Ecco i cinque casi che pesano di più. <table header-row=”true”> <tr> <td>Termine</td> <td>Nella norma</td> <td>Nell’AI Act</td> <td>Conseguenza</td> </tr> <tr> <td>Sistema di IA</td> <td>Voce 3.1.4: “sistema ingegnerizzato che genera output quali contenuti, previsioni, raccomandazioni o decisioni per un determinato insieme di obiettivi definiti dall’uomo”</td> <td>Articolo 3, punto 1: sistema automatizzato (machine-based) progettato per funzionare con livelli di autonomia variabili, che può presentare adattabilità dopo la diffusione e che, per obiettivi espliciti o impliciti, deduce dall’input ricevuto come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni che possono influenzare ambienti fisici o virtuali</td> <td>Inferenza, autonomia e adattabilità stanno nella definizione legale e mancano in quella ISO; gli obiettivi sono “definiti dall’uomo” da un lato, “espliciti o impliciti” dall’altro. La qualificazione giuridica va fatta sul testo di legge</td> </tr> <tr> <td>Fornitore</td> <td>Chi fornisce prodotti o servizi che usano uno o più sistemi di IA (capitolo 5.19)</td> <td>Articolo 3, punto 3: chi sviluppa un sistema di IA o un modello di IA per finalità generali, o lo fa sviluppare, e lo immette sul mercato o lo mette in servizio con il proprio nome o marchio, a titolo oneroso o gratuito</td> <td>Il fornitore ISO non è per forza fornitore ai sensi di legge, e viceversa</td> </tr> <tr> <td>Utente e deployer</td> <td>Utente di IA, sotto-ruolo del cliente di IA</td> <td>Articolo 3, punto 4: deployer, chi usa un sistema di IA sotto la propria autorità, salvo l’uso nel corso di un’attività personale non professionale. La parola “deployer” non compare nella norma</td> <td>Scrivere “utente” in un contratto o in una procedura non dice chi porta gli obblighi del deployer</td> </tr> <tr> <td>Autonomia</td> <td>Voce 3.1.5: caratteristica di un sistema capace di modificare il proprio ambito d’uso previsto o il proprio obiettivo senza intervento, controllo o supervisione esterni</td> <td>Un certo grado di indipendenza delle azioni dal coinvolgimento umano, secondo gli orientamenti della Commissione: una soglia molto più bassa</td> <td>Un sistema “non autonomo” per l’ISO può benissimo essere un sistema di IA per la legge</td> </tr> <tr> <td>Rischio</td> <td>Voce 3.5.11: “effetto dell’incertezza sugli obiettivi”, la definizione della ISO 31000, con una nota secondo cui l’effetto può essere positivo, negativo o entrambi</td> <td>Articolo 3, punto 2: la combinazione della probabilità del verificarsi di un danno e della gravità del danno stesso</td> <td>La legge guarda solo al danno; un registro dei rischi costruito sul concetto ISO contiene anche opportunità e va filtrato</td> </tr> </table> Sull’autonomia la norma distingue tre nozioni: l’autonomia, il suo contrario, l’eteronomia (voce 3.1.16, operare sotto il vincolo di intervento, controllo o supervisione esterni), e l’automazione, che è una terza cosa (funzionare senza intervento umano in condizioni specificate). Con questo vocabolario quasi tutti i sistemi di IA oggi in produzione sono eteronomi e automatizzati, non autonomi. Dedurne che sfuggono all’AI Act, o alla sorveglianza umana, sarebbe un errore. La confusione più costosa resta quella sul fornitore. Un’organizzazione che nel lessico ISO si descrive come “cliente di IA” o “utente di IA” può essere fornitore ai sensi dell’articolo 3, punto 3, se fa sviluppare un sistema da terzi e lo mette in servizio con il proprio nome. Per un sistema di IA ad alto rischio la differenza non è una sfumatura lessicale. La legge definisce inoltre importatore, distributore, rappresentante autorizzato e operatore: nessuna di queste parole esiste nel vocabolario della norma. Le due serie di definizioni rispondono a domande diverse. La norma descrive, la legge attribuisce obblighi. Per delimitare il perimetro di applicazione vince quindi sempre la definizione legale, e per i casi di confine il riferimento sono gli orientamenti della Commissione sulla definizione di sistema di IA, pubblicati il 6 febbraio 2025 e non vincolanti.
Ciò che il testo del 2022 non definisce: IA generativa ed emendamenti
Abbiamo cercato nel testo del 2022 della ISO/IEC 22989 le parole che oggi occupano metà delle riunioni sull’IA. Il risultato è zero occorrenze per “generative”, “foundation model”, “large language model”, “prompt”, “hallucination” e “fine-tuning”. La ricerca dà zero anche per il lessico tipico dell’AI Act: “deployer”, “importer”, “distributor”, “intended purpose”, “high-risk”, “substantial modification”. È una questione di date: il documento è stato chiuso prima che i modelli linguistici di grandi dimensioni arrivassero nelle aziende. Due precisazioni evitano malintesi. “IA generale” nella norma indica l’intelligenza artificiale generale e non ha nulla a che vedere con il modello di IA per finalità generali dell’AI Act. La norma definisce invece l’agente di IA: un’entità automatizzata che percepisce il proprio ambiente, vi risponde e compie azioni per raggiungere i propri obiettivi. È una definizione scritta prima degli agenti basati su modelli linguistici. I lavori per colmare il vuoto sono in corso:
- Emendamento 1, “IA generativa”: un progetto di emendamento è circolato nel 2025, con inchiesta europea sotto la sigla EN ISO/IEC 22989:2023/prA1:2025. Alla nostra verifica dell’8 ottobre 2026, il catalogo ISO lo indicava come progetto finale “in fase di approvazione”.
- Emendamento 2: allo stadio di bozza di comitato presso l’ISO. Il progetto europeo corrispondente è stato registrato il 28 ottobre 2025 sotto il CEN/CLC/JTC 21, come risulta dalla pagina di progetto del DIN.
- Parte 2: una voce di lavoro per una parte dedicata alla sanità.
Finché l’Emendamento 1 non sarà pubblicato, i termini di IA generativa del vostro glossario devono venire da altrove: dall’AI Act, che all’articolo 3, punto 63, definisce il modello di IA per finalità generali, e dal documento NIST AI 600-1. Conviene inoltre datare il glossario.
Dove si colloca la ISO/IEC 22989 nell’architettura delle norme
La ISO/IEC 42001:2023, che descrive il sistema di gestione dell’IA ed è certificabile, elenca la ISO/IEC 22989:2022 tra i riferimenti normativi: i suoi termini e definizioni sono quelli del vocabolario, più alcuni propri. La ISO/IEC 23894, linea guida sulla gestione del rischio, e la ISO/IEC 23053, quadro di riferimento per i sistemi di IA basati sull’apprendimento automatico, costruiscono sullo stesso lessico. Su che cosa copre questo insieme rispetto alla legge, si veda l’analisi sullo stack di norme attorno alla ISO 42001. Il riferimento esce anche dal perimetro ISO. Il NIST AI RMF 1.0, del gennaio 2023, indica che la propria descrizione di sistema di IA è adattata dalla Raccomandazione dell’OCSE sull’IA del 2019 e dalla ISO/IEC 22989:2022. Chi applica il NIST AI RMF accanto alle norme ISO parte quindi da una radice comune, quella dei principi dell’OCSE sull’IA. In Europa il testo è stato adottato da CEN e CENELEC come EN ISO/IEC 22989:2023, pubblicata il 28 giugno 2023. I membri di CEN e CENELEC recepiscono le norme europee come norme nazionali identiche. Il comitato congiunto CEN-CENELEC JTC 21 sta redigendo le norme armonizzate richieste per l’AI Act. Secondo i monitoraggi pubblici, a luglio 2026 nessuna norma armonizzata per l’AI Act era stata citata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea: nessuna norma conferisce quindi ancora la presunzione di conformità prevista dall’articolo 40. Una norma di vocabolario, in ogni caso, non darebbe presunzione di conformità per alcun requisito. Per l’Italia il canale è UNI, membro italiano del CEN, che porta le norme europee nel catalogo nazionale. Sul versante pubblico, la legge 132/2025 designa AgID come autorità di notifica e ACN come autorità di vigilanza del mercato per l’AI Act. Davanti a queste autorità conta il lessico del regolamento, non quello della ISO/IEC 22989. Il calendario, dopo l’Omnibus digitale sull’IA (regolamento (UE) 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026), è il seguente: le pratiche vietate e l’alfabetizzazione in materia di IA si applicano dal 2 febbraio 2025; gli obblighi per i modelli di IA per finalità generali dal 2 agosto 2025; gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dal 2 agosto 2026; gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell’allegato III dal 2 dicembre 2027; quelli per i sistemi integrati in prodotti dell’allegato I dal 2 agosto 2028.
Come usare la ISO/IEC 22989: un metodo in cinque passi per il glossario
Il metodo che proponiamo tiene affiancati, per ogni sistema, il termine della norma e il termine di legge.
- Adottare la norma come glossario predefinito. Dichiarate nella politica sull’IA che i termini del sistema di gestione dell’IA sono quelli della ISO/IEC 22989, salvo deroghe registrate.
- Tenere un registro degli scostamenti. Ogni termine che la legge a voi applicabile definisce in modo diverso riceve due colonne (norma, legge) e una regola su quale delle due governa quale documento. Cominciate dalle cinque righe della tabella sopra.
- Registrare i ruoli due volte per ogni sistema. Nell’inventario dei sistemi di IA annotate il ruolo del capitolo 5.19, utile per i contratti e per la mappatura della catena di fornitura, e il ruolo ai sensi dell’AI Act, che decide gli obblighi e la ripartizione della responsabilità.
- Allineare il lessico del ciclo di vita. Mettete in corrispondenza i nomi interni delle fasi con le otto fasi della norma, così che le evidenze e la documentazione del sistema di IA siano archiviate sotto gli stessi nomi di fase in tutti i team.
- Datare il glossario e fissarne le revisioni. Rivedetelo alla pubblicazione dell’Emendamento 1 e ogni volta che una norma armonizzata sulla terminologia o un orientamento della Commissione modifica una definizione.
Il registro serve anche per termini meno discussi, come spiegabilità e trasparenza, che la norma distingue e i documenti interni tendono a confondere. Una piattaforma di governance dell’IA come AI Sigil conserva nello stesso posto il glossario, i ruoli e le registrazioni.
Domande frequenti
Che cos’è la ISO/IEC 22989 in parole semplici? È il dizionario internazionale dell’intelligenza artificiale. Definisce, secondo il nostro conteggio, 117 termini, da “sistema di IA” a “rete neurale”, e spiega i concetti che li collegano: ciclo di vita, affidabilità, ruoli dei soggetti coinvolti. L’ha preparata il sottocomitato ISO/IEC JTC 1/SC 42, la prima edizione è del luglio 2022. Non impone nulla: serve a far sì che sviluppatori, acquirenti, giuristi e autorità usino le stesse parole con lo stesso significato. La ISO/IEC 22989 è gratuita? Sì. Dal settembre 2023 la ISO/IEC 22989 figura nell’elenco ISO delle norme disponibili al pubblico e si scarica senza costi dal sito ufficiale dell’ISO. La maggior parte delle norme ISO è invece a pagamento. Il testo resta protetto da diritto d’autore: ripubblicarlo o copiarne ampie parti in un documento commerciale non è consentito. Per il glossario interno conviene citare la voce e la sua numerazione, e parafrasare il resto. Un’azienda può certificarsi rispetto a questa norma? No. La ISO/IEC 22989 contiene definizioni e descrizioni, nessun requisito, quindi non esiste nulla da sottoporre ad audit e nessun organismo può rilasciare un certificato aziendale. Gli attestati che si trovano sul mercato sono attestati personali di partecipazione a corsi. Chi cerca una certificazione di organizzazione deve guardare alla norma sul sistema di gestione dell’IA, che è certificabile e usa questo vocabolario come riferimento. Come definisce un sistema di IA? Alla voce 3.1.4 lo descrive come un sistema ingegnerizzato che produce output (contenuti, previsioni, raccomandazioni, decisioni) per obiettivi definiti dall’uomo. La definizione dell’AI Act, ripresa dall’OCSE, è diversa: parla di sistema automatizzato, di obiettivi espliciti o impliciti, e include inferenza, livelli di autonomia variabili e possibile adattabilità dopo la diffusione. Per stabilire se un software rientra nel regolamento si applica solo la definizione legale, letta con gli orientamenti della Commissione del 6 febbraio 2025. Che rapporto ha la ISO/IEC 22989 con la ISO/IEC 42001? La norma sul sistema di gestione dell’IA la elenca tra i riferimenti normativi e ne riprende i termini, aggiungendone alcuni propri. Chi attua o fa certificare un sistema di gestione dell’IA usa quindi già questo vocabolario: quando la norma di gestione parla di sistema di IA o di rischio, il significato è quello fissato qui. Conviene leggerlo prima di scrivere politiche e procedure. La norma copre l’IA generativa? Non nell’edizione del 2022. La nostra ricerca nel testo della ISO/IEC 22989 dà zero occorrenze per “generative”, “foundation model”, “large language model”, “prompt”, “hallucination” e “fine-tuning”. Un Emendamento 1 dedicato all’IA generativa è in fase di approvazione presso l’ISO (verifica dell’8 ottobre 2026) e un Emendamento 2 è allo stadio di bozza di comitato. Nel frattempo i termini di IA generativa vanno presi dall’AI Act, che definisce il modello di IA per finalità generali, e dal documento NIST AI 600-1, indicando la fonte e la data nel glossario.
Conclusione
Un vocabolario condiviso è il controllo meno costoso della governance dell’IA, e quello che si salta più spesso. La ISO/IEC 22989 offre questo vocabolario gratuitamente, con 117 voci e un modello di ciclo di vita e di ruoli. I suoi limiti sono noti: è un testo del 2022, non contiene l’IA generativa e le sue definizioni non sono quelle della legge. La linea di condotta sta in tre verbi: adottarla come glossario predefinito, registrare gli scostamenti rispetto al regolamento sull’IA, datare il tutto e rivederlo quando gli emendamenti saranno pubblicati.