Verità dolorosa: la regolamentazione dell’IA è una realtà lunga da venire
La scorsa settimana, sia il Premier che un Ministro dell’IA hanno iniziato a suggerire che aziende come OpenAI potrebbero essere soggette alla giurisdizione canadese.
Questo è avvenuto dopo un tragico incidente che ha visto otto persone, sei delle quali bambini, perdere la vita. È emerso che il colpevole era stato recentemente escluso dal suo account OpenAI a causa di “abusi dei nostri modelli a sostegno di attività violente”.
Ci sono state anche segnalazioni che alcuni membri dello staff di OpenAI hanno considerato di avvisare le autorità riguardo alle preoccupanti conversazioni tra l’adolescente e il chatbot, ma alla fine hanno deciso di non farlo.
Ci sarebbero senza dubbio state altre misure che avrebbero potuto prevenire questa tragedia, come migliorare il supporto per la salute mentale nelle piccole comunità, ma questo problema spicca.
OpenAI, un’azienda straniera, ha visto i segnali d’allerta. Invece di lasciare la decisione di intervenire nelle mani della polizia o delle autorità sanitarie provinciali, hanno preso una decisione da soli, senza rendere conto a nessuno.
Questo è il problema con OpenAI e rappresenta una questione più ampia nell’ecosistema tecnologico.
La necessità di una regolamentazione
Un Ministro ha suggerito che i canadesi avrebbero dovuto essere coinvolti nella decisione di avvisare o meno in questi casi. Un altro ha affermato che è necessario iniziare a regolamentare la situazione, imponendo alle aziende che gestiscono servizi di chat IA l’obbligo legale di segnalare situazioni in cui potrebbe essere causato danno alle persone.
Questo è un buon inizio e potrebbe servire da modello anche per i social media, il commercio online e i siti di condivisione video.
Rinunciamo a una grande quantità di informazioni nel mondo online, e questi dati vengono sfruttati per il profitto delle grandi aziende, mentre la regolamentazione di queste ultime è ancora minima.
Negli ultimi anni, c’è stata un’incremento delle limitazioni di età per i servizi di social media e alcune regolamentazioni sui siti pornografici.
Siamo all’inizio della regolamentazione degli ambienti online, poiché stiamo cominciando a comprendere i compromessi tra i loro benefici e danni.
Siamo molto simili ai vittoriani, che si resero conto che l’aria attorno a quelle ciminiere non era piacevole, o che i rifiuti delle fabbriche che venivano scaricati nei fiumi erano dannosi per i pesci.
Rischi e implicazioni
Nonostante i benefici dei nuovi strumenti online, abbiamo anche visto come possano creare vari tipi di danni, dalle segnalazioni di disturbi psicologici alimentati dai chatbot, alla diffusione di disinformazione medica e teorie del complotto attraverso i social media.
Le piattaforme e i software online a scopo di lucro cercano la nostra attenzione e sono progettati per massimizzare il tempo che trascorriamo a scorrere, guardare e chiacchierare. Sappiamo che ci sono alcuni danni associati a ciò che ci stanno vendendo.
Il giusto posto per la responsabilità e il controllo non è all’interno delle aziende che realizzano profitti, ma presso i governi democraticamente eletti.
È giunto il momento di porre un freno all’infosfera in cui viviamo quotidianamente.