AI è nuovo — le leggi che la governano non devono esserlo
Il veto del governatore della Virginia, Glenn Youngkin, al House Bill 2094, noto come il “High-Risk Artificial Intelligence Developer and Deployer Act”, segna un momento cruciale nel dibattito sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale (AI). Questo disegno di legge avrebbe creato un ampio quadro legale per l’AI, imponendo restrizioni sul suo sviluppo e sui suoi output espressivi, in potenziale conflitto con il Primo Emendamento.
Il veto di Youngkin rappresenta l’ultimo di una serie di battute d’arresto per il movimento di regolamentazione dell’AI, che ha preso piede in diversi stati. Nel mese di febbraio, un gruppo di lavoro dedicato ha mostrato segni di crisi, evidenziando l’evoluzione di una spinta regolatoria in difficoltà.
La tendenza verso la riflessione
In un contesto in cui le leggi esistenti possono essere applicate in modo più o meno prudente, la tendenza ad allontanarsi dalla legislazione affrettata verso una maggiore riflessione si rivela promettente per l’intersezione tra AI e libertà di espressione.
Parallelamente, alcuni stati stanno rivalutando leggi preesistenti che affrontano problemi come frodi, falsificazioni, discriminazione e diffamazione, leggi che hanno a lungo gestito danni simili derivanti dall’AI.
La dichiarazione di veto di Youngkin
Nella sua dichiarazione di veto, il governatore ha sottolineato che esistono già molte leggi a protezione dei consumatori relative a pratiche discriminatorie, privacy e uso dei dati. Organizzazioni come FIRE hanno sostenuto l’idea che le leggi attuali possano già affrontare i problemi sollevati dalla tecnologia emergente.
Il panorama normativo
L’AI offre la promessa di una nuova era di generazione e espressione della conoscenza. Tuttavia, i rapidi sviluppi nel settore pongono interrogativi su come tali innovazioni possano essere integrate in modo sicuro e responsabile all’interno di un quadro normativo.
Nel 2025 e nel 2026, si prevede che le leggi in materia di AI possano essere modificate in modo significativo, in quanto gli stati cercano di allineare la rapida evoluzione della tecnologia con obiettivi politici.
Un esempio è il TRAIGA (Texas Responsible Artificial Intelligence Governance Act), che propone di imporre responsabilità a sviluppatori e distributori di sistemi AI, qualora questi possano introdurre discriminazioni algoritmiche.
Problemi di responsabilità
Alcuni dei disegni di legge in discussione includono un standard di negligenza che potrebbe rendere sviluppatori e utenti di AI responsabili se non riescono a prevenire discriminazioni. Queste disposizioni potrebbero indurre i programmatori a limitare le capacità dei loro modelli per evitare potenziali controversie.
In Connecticut, gli ospedali pediatrici hanno avvertito che una regolamentazione vaga potrebbe limitare l’uso dell’AI per migliorare le diagnosi di cancro.
Leggi esistenti e nuove proposte
Al momento, solo la Colorado ha promulgato leggi in materia di AI, ma con riserve anche da parte del governatore. La legge, infatti, è stata criticata per la sua capacità di regolare i risultati dell’uso dei sistemi AI, indipendentemente dall’intento.
In California, due disegni di legge simili non hanno superato il vaglio. Il governatore Gavin Newsom ha sottolineato che l’adattabilità è fondamentale nel regolare una tecnologia ancora in fase di sviluppo.
Un’alternativa più modesta
Un approccio diverso sta emergendo in Connecticut, dove si sta considerando di chiarire come le leggi esistenti possano già applicarsi per affrontare i problemi legati all’AI, senza introdurre normative nuove e onerose.
Questo riflette un’importante verità: tentare di risolvere tutti i problemi teorici dell’AI prima di averne compreso appieno la natura è impraticabile e rischia di soffocare l’innovazione.
In conclusione, la legge dovrebbe permettere all’AI di svilupparsi nel tempo, evitando restrizioni premature. La prudenza e la riflessione sono essenziali per garantire un futuro in cui l’AI possa prosperare senza compromettere i diritti fondamentali.