AI chatbots e diritto della concorrenza: un’analisi delle indagini antitrust su WhatsApp
L’ascesa degli agenti AI conversazionali, dai semplici chatbot a assistenti sofisticati capaci di commercio autonomo, sta trasformando il modo in cui le aziende e i consumatori interagiscono con i servizi digitali.
Con l’evoluzione di questa tecnologia, le autorità di concorrenza di tutto il mondo stanno esaminando se le più grandi piattaforme tecnologiche possano esercitare un controllo sull’accesso ai mercati emergenti dell’AI.
L’indagine antitrust della Commissione Europea (CE) di dicembre 2025 sulla politica di WhatsApp di Meta, insieme ai rapidi interventi normativi in corso in altri paesi, offre un’idea dei rischi competitivi associati all’AI conversazionale e sottolinea un tema normativo più ampio: i regolatori globali stanno intensificando il controllo all’intersezione tra i mercati emergenti dell’AI e il potere di mercato delle piattaforme.
La nuova politica AI di WhatsApp
Nel ottobre 2025, Meta ha aggiornato i termini di WhatsApp Business per regolamentare come le aziende possono utilizzare i servizi chatbot basati su AI su WhatsApp. La caratteristica principale di questa politica è una restrizione sui chatbot AI di terze parti, entrata in vigore il 15 gennaio 2026 per i fornitori già presenti, e dal 15 ottobre 2025 per i nuovi fornitori.
I nuovi termini vietano alle aziende di usare l’API di WhatsApp Business se il servizio principale offerto è un chatbot o assistente AI. Le aziende possono continuare a usare funzionalità AI su WhatsApp purché l’AI sia ausiliaria al loro servizio principale. Ciò ha sollevato preoccupazioni secondo cui verrebbero esclusi i fornitori concorrenti dalla piattaforma, poiché l’unico assistente AI utilizzabile sarebbe il proprio strumento “Meta AI”.
Risposta globale coordinata
Indagine della Commissione Europea
Il 4 dicembre 2025, la CE ha avviato un’indagine per verificare se la nuova politica di WhatsApp di Meta possa costituire un abuso della sua posizione dominante. Le preoccupazioni principali includono l’esclusione di servizi concorrenti e la preferenza per i propri servizi da parte di Meta.
Ingiunzione temporanea in Italia
Il 24 dicembre 2025, l’Autorità Garante della Concorrenza Italiana ha ordinato a Meta di sospendere la sua decisione di vietare i chatbot AI concorrenti fino al termine dell’indagine antitrust. L’Autorità ha avvertito che il cambiamento nelle regole operative di WhatsApp potrebbe danneggiare irreversibilmente la concorrenza.
Misura preventiva in Brasile
Il 12 gennaio 2026, l’autorità brasiliana ha ordinato a Meta di sospendere i nuovi termini contrattuali attraverso un’ingiunzione temporanea. Questa misura è stata presa per evitare danni irreparabili alla concorrenza e garantire l’efficacia della decisione finale.
Giustificazioni pro-competitive di Meta
Meta ha difeso la sua nuova politica di WhatsApp affermando che era necessaria per proteggere l’integrità tecnica e le prestazioni del servizio. Ha anche sostenuto che i chatbot di terze parti potrebbero mettere a dura prova i sistemi di WhatsApp.
Conclusione
Meta si trova ad affrontare indagini in diverse giurisdizioni e rimane da vedere come i regolatori della concorrenza e i tribunali risolveranno queste questioni. Questo dipenderà dalla capacità di Meta di dimostrare che la sua politica è giustificata e/o produce efficienze che superano eventuali effetti anti-competitivi.