Etica dell’IA: Disposizioni umane oltre le normative

AI Etica ha bisogno di inclinazioni umane, non codici standardizzati

Gli sforzi per governare l’intelligenza artificiale (AI) si sono concentrati principalmente sulla prevenzione dei danni e sull’applicazione delle normative, ma gli esperti avvertono che l’etica va oltre la regolamentazione. In molte situazioni quotidiane, i sistemi AI devono affrontare scelte morali che dipendono dai valori individuali piuttosto che dai mandati legali.

La sfida dell’etica individuale

Questa sfida è esaminata in uno studio che propone un modello computazionale per integrare le preferenze morali personali nei sistemi AI. La ricerca sostiene che l’AI etica deve tenere conto delle differenze individuali nel giudizio, anche quando opera sotto lo stesso quadro legale.

Il tema arriva in mezzo a crescenti sforzi normativi, tra cui l’Atto sull’AI dell’Unione Europea, che prioritizza sicurezza, responsabilità e conformità legale. Sebbene tali framework stabiliscano limiti non negoziabili per il comportamento dell’AI, gli autori sostengono che la sola regolamentazione non può affrontare la diversità etica del reale processo decisionale umano. Propongono invece un modello formale che consente ai sistemi AI di adattarsi alle preferenze morali degli utenti individuali, rimanendo comunque entro i vincoli legali ed etici.

Perché l’etica universale dell’AI è insufficiente

Gran parte del dibattito pubblico sull’etica dell’AI si è concentrato su scenari estremi, come armi autonome o decisioni vitali prese da auto a guida autonoma. Tuttavia, gli autori spostano l’attenzione su una realtà più silenziosa ma pervasiva: i sistemi AI agiscono sempre più come partner digitali in situazioni quotidiane cariche di significato morale che plasmano la vita di tutti i giorni.

Queste situazioni includono decisioni su se dare priorità a prodotti etici rispetto a alternative più economiche, se risparmiare energia a scapito del comfort personale, o come mediare l’equità nei servizi pubblici. In tali contesti, le decisioni etiche raramente sono binarie o universali; dipendono da valori personali, norme sociali, esperienze vissute e contesto situazionale.

Etica “soft” e disposizioni morali

Lo studio sfida l’assunzione che incorporare un codice etico fisso nei sistemi AI sia sufficiente. Posiziona invece l’etica come qualcosa che emerge attraverso l’interazione. Gli individui non si limitano ad applicare principi morali astratti; agiscono in base a inclinazioni plasmate da esperienze, ambiente sociale e contesto. Catturare questa realtà richiede un allontanamento dall’etica rigida basata su regole verso ciò che lo studio definisce “etica soft”.

L’etica soft opera oltre la conformità legale senza violarla. Si occupa di ciò che gli individui credono debba essere fatto quando la legge consente scelte multiple. Gli autori sottolineano che l’etica soft non sostituisce l’etica dura, come le normative sulla protezione dei dati o la sicurezza; piuttosto, riempie lo spazio etico che la legge lascia intenzionalmente aperto.

Modellare il comportamento morale attraverso le disposizioni

Lo studio discute il concetto di disposizioni morali, tratto da teorie filosofiche delle proprietà disposizionali. Una disposizione riflette come un individuo sia incline ad agire quando si presentano determinate condizioni, senza garantire che l’azione si verifichi sempre. Esempi classici di disposizioni includono coraggio, generosità e equità.

Gli autori applicano questo framework all’etica negli ambienti digitali, modellando le preferenze morali come disposizioni che possono manifestarsi a seconda del contesto. Questo approccio riconosce che le persone possono comportarsi in modo incoerente senza perdere la propria identità morale.

Da questionari ad azioni etiche nei sistemi AI

La ricerca presenta un modello computazionale formale che traduce le risposte umane in profili etici leggibili dalle macchine. Questi profili consentono ai sistemi AI di riconoscere quali azioni si allineano meglio con le tendenze morali di un utente in nuove situazioni.

Il modello collega tre elementi: una descrizione del contesto, un insieme di possibili azioni e un’azione preferita che riflette la disposizione dell’utente in quel contesto. Quando si presenta una situazione simile, il sistema AI può confrontare il nuovo contesto con quelli precedentemente affrontati e selezionare l’azione più coerente con il profilo etico dell’utente.

Equilibrio tra personalizzazione e garanzie etiche

Pur riconoscendo che la personalizzazione è spesso vista come un bene indiscusso nel design dell’AI, gli autori adottano un approccio più cauto. Riconoscono che le preferenze personali possono essere distorte, dannose o in conflitto con le norme sociali. Pertanto, il modello opera esplicitamente entro limiti etici rigidi. I requisiti legali e i diritti fondamentali rimangono non negoziabili.

Implicazioni per la politica, il design e la governance dell’AI

Per il pubblico generale, la ricerca sfida le narrazioni semplicistiche sull’etica dell’AI. Ridefinisce l’AI etica non come un problema da risolvere una volta per tutte, ma come una negoziazione continua tra individui, tecnologia e istituzioni. Per i legislatori, evidenzia i limiti della regolamentazione nel plasmare il comportamento etico. Le leggi possono vietare danni, ma non possono dettare come le persone diano priorità a equità, generosità o responsabilità in situazioni ambigue.

Per gli sviluppatori di AI, lo studio offre un percorso concreto verso un design incentrato sull’uomo. Incorporando le disposizioni etiche piuttosto che regole fisse, i sistemi possono diventare più adattabili, trasparenti e rispettosi dell’autonomia degli utenti.

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