NIST Cybersecurity Framework 2.0: le sei funzioni e il nuovo profilo IA

In sintesi

  • Il NIST Cybersecurity Framework è una guida volontaria che descrive risultati di sicurezza. Non è una norma di legge, non è una certificazione e non è un elenco di misure tecniche.
  • La versione CSF 2.0, pubblicata a febbraio 2024, conta sei funzioni. Govern si è aggiunta alle cinque precedenti, ragione per cui molte fonti parlano ancora di cinque pilastri.
  • I Tier e i Profili trasformano il NIST Cybersecurity Framework in una roadmap, attraverso lo scarto fra un profilo attuale e un profilo obiettivo.
  • A dicembre 2025 il NIST ha pubblicato una bozza preliminare del profilo Cyber IA (NIST IR 8596), che applica il quadro ai sistemi di IA lungo tre aree tematiche.
  • Il NIST Cybersecurity Framework e il NIST AI RMF sono complementari: è lo stesso NIST a indicare il CSF come strumento per la quota cyber del rischio legato all’IA.
Chiave di volta esagonale che illustra il NIST Cybersecurity Framework

Che cosa è davvero il NIST Cybersecurity Framework, e che cosa non è

Il NIST Cybersecurity Framework, prodotto dal National Institute of Standards and Technology, è un quadro volontario per la gestione del rischio informatico. La versione corrente, CSF 2.0, risale al 26 febbraio 2024. L’abstract ufficiale del documento delimita con precisione il perimetro: il quadro propone «una tassonomia di risultati di cybersecurity di alto livello» utilizzabile da qualsiasi organizzazione «indipendentemente da dimensione, settore o maturità» per comprendere, valutare, dare priorità e comunicare il proprio lavoro sulla sicurezza. Una sola frase dello stesso abstract spiega gran parte degli equivoci che circondano il NIST Cybersecurity Framework: «Il CSF non prescrive il modo in cui i risultati debbano essere raggiunti». Il quadro descrive un traguardo, non un percorso. Evita deliberatamente di imporre un prodotto, una configurazione o una misura specifica. Quegli elementi risiedono altrove, in cataloghi come SP 800-53, verso cui il CSF rimanda attraverso i cosiddetti riferimenti informativi. Ne discende una conseguenza che si presenta con regolarità nelle trattative commerciali. Molte organizzazioni chiedono di essere «certificate NIST CSF», cosa che non esiste. Non vi sono certificati, non vi sono auditor accreditati e non esiste una soglia di superamento. Ci si può autovalutare rispetto al NIST Cybersecurity Framework, ci si può far valutare da terzi, si può essere obbligati contrattualmente ad adottarlo, ma il quadro in sé non rilascia nulla. La versione 2.0 ha inoltre allargato i propri destinatari. La 1.1 si rivolgeva soprattutto agli operatori di infrastrutture critiche. La 2.0 interpella esplicitamente vertici aziendali, consigli di amministrazione, funzioni acquisti, professionisti legali, risk manager e risorse umane, accanto ai team di sicurezza. Tale allargamento costituisce il primo indizio della direzione presa dal quadro e spiega perché un documento di cybersecurity entri ormai nelle discussioni sul framework di governance dell’IA. Per il contesto italiano va precisato che il NIST Cybersecurity Framework non ha alcun valore regolamentare. L’ACN presidia il perimetro nazionale di cybersicurezza, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ragiona in termini di GDPR e AgID governa le linee guida per la pubblica amministrazione. Il CSF entra nelle organizzazioni italiane per una via diversa: le catene di fornitura, le richieste di clienti statunitensi e i questionari delle polizze cyber. Va ricordato che il Framework Nazionale per la Cybersecurity e la Data Protection, nato in ambito accademico italiano, deriva proprio dal modello NIST, il che rende la familiarità con il CSF meno esotica di quanto sembri.

Le sei funzioni del CSF 2.0

Prima delle definizioni conviene chiudere la questione che i motori di ricerca vedono tornare di continuo: i pilastri non sono più cinque. Il CSF 1.1 contava cinque funzioni. Il CSF 2.0 ne conta sei, da quando Govern è stata introdotta a febbraio 2024. Qualsiasi fonte che descriva cinque pilastri sta descrivendo la versione precedente. Le sei funzioni del NIST Cybersecurity Framework, nella formulazione ufficiale, sono le seguenti.

GOVERN (GV)

«La strategia, le aspettative e la politica di gestione del rischio cyber dell’organizzazione sono definite, comunicate e monitorate.» Govern è la funzione che ha modificato la geometria del quadro. Non si colloca accanto alle altre cinque come una sesta attività: le avvolge, fissando propensione al rischio, ruoli, politiche e supervisione, elementi che determinano come le altre cinque vengano ordinate per priorità e dotate di risorse.

IDENTIFY (ID)

«I rischi cyber attuali dell’organizzazione sono compresi.» Identify copre la gestione degli asset, la valutazione del rischio e il miglioramento continuo. È la funzione che fallisce in silenzio, poiché non si valuta il rischio di un asset mai inventariato.

PROTECT (PR)

«Sono impiegate misure di salvaguardia per gestire i rischi cyber dell’organizzazione.» Protect comprende gestione delle identità e degli accessi, formazione e consapevolezza, sicurezza dei dati e delle piattaforme, oltre alla resilienza dell’infrastruttura tecnologica.

DETECT (DE)

«Possibili attacchi e compromissioni sono individuati e analizzati.» Detect comprende il monitoraggio continuo e l’analisi degli eventi avversi: individuare le anomalie e gli indicatori di compromissione che Protect non ha impedito.

RESPOND (RS)

«Sono intraprese azioni relative a un incidente di sicurezza rilevato.» Respond comprende gestione dell’incidente, analisi, notifica, comunicazione e mitigazione, una volta che il fatto si è verificato.

RECOVER (RC)

«Gli asset e le operazioni colpiti da un incidente di sicurezza sono ripristinati.» Recover comprende il ripristino di sistemi e servizi e la comunicazione che lo accompagna. Lette in sequenza, le sei funzioni del NIST Cybersecurity Framework descrivono un ciclo di vita completo racchiuso in una governance, esattamente la struttura verso cui convergono per conto proprio i programmi maturi di governance dell’IA.

Tier e Profili: come il quadro si applica davvero

Le funzioni costituiscono il vocabolario. Profili e Tier ne sono la grammatica, ed è lì che gran parte delle adozioni del NIST Cybersecurity Framework riesce oppure si arena in sordina. Un profilo organizzativo descrive la posizione di un’organizzazione rispetto al nucleo del quadro. Il CSF ne distingue due. Un profilo attuale «specifica i risultati del nucleo che l’organizzazione sta attualmente conseguendo». Un profilo obiettivo «specifica i risultati desiderati che l’organizzazione ha selezionato e ordinato per priorità». L’artefatto utile non è nessuno dei due preso da solo: è la distanza fra loro. Quello scarto, espresso come elenco ordinato di risultati non ancora conseguiti, costituisce la roadmap. È anche il documento che si traduce con maggiore naturalezza in una richiesta di budget, poiché ogni riga esprime un risultato atteso anziché un prodotto da acquistare. I Tier sono il secondo meccanismo, nonché il più frequentemente frainteso. I quattro livelli, da Partial ad Adaptive passando per Risk Informed e Repeatable, qualificano il rigore delle pratiche di governance e gestione del rischio cyber. Descrivono un modo di governare il rischio, non un punteggio di maturità da massimizzare. Un’organizzazione di dimensioni contenute che resti deliberatamente al Tier 2, con una propensione al rischio esplicita e consapevole, sta applicando correttamente il NIST Cybersecurity Framework. Puntare al Tier 4 perché è il numero più alto significa fraintendere lo strumento. Il terzo meccanismo, i Community Profile, porta al cuore di questo articolo. Un Community Profile è una base riutilizzabile di profilo obiettivo, costruita per un settore, una tecnologia o uno scenario di minaccia, in modo che ogni organizzazione alle prese con lo stesso problema non rifaccia la medesima analisi. È precisamente questo meccanismo che il NIST ha ora applicato all’intelligenza artificiale, ed è il tassello che collega il quadro al monitoraggio della conformità dei sistemi di IA.

Che cosa è cambiato dal CSF 1.1 al CSF 2.0

Tre modifiche contano per chi legge il quadro oggi. Anzitutto l’introduzione di Govern. Il modello a cinque funzioni lasciava intendere che la governance fosse un presupposto della cybersecurity anziché una sua componente. La 2.0 corregge quella distorsione elevando strategia, politiche, ruoli e supervisione a risultati di pieno diritto, dotati di categorie e sottocategorie proprie. In secondo luogo l’ampliamento del perimetro. Il quadro del 2014 nasceva da un ordine esecutivo incentrato sulle infrastrutture critiche. Il CSF 2.0 abbandona quella qualificazione e si rivolge a organizzazioni di qualsiasi dimensione, settore e maturità. Infine il netto rafforzamento della gestione del rischio di filiera, che diventa una categoria dedicata sotto Govern. Quella modifica anticipava il problema con cui il profilo IA si misura ora frontalmente, poiché un sistema di IA è, dal punto di vista della sicurezza, in larga parte un assemblaggio di componenti di terzi. Govern è inoltre la funzione su cui i lavori dedicati all’IA poggiano con maggiore peso, il che rende la revisione 2.0 il presupposto di tutto quanto segue. Per un confronto più ampio fra i regimi si veda la nostra comparazione fra NIST AI RMF, ISO 42001, AI Act e principi OCSE.

Il profilo Cyber IA: quando l’asset da proteggere è un sistema di IA

Il 16 dicembre 2025 il NIST ha pubblicato il Cybersecurity Framework Profile for Artificial Intelligence, catalogato come NIST IR 8596 e indicato come profilo Cyber IA. Si tratta di una bozza preliminare iniziale, redatta all’interno della Applied Cybersecurity Division e del National Cybersecurity Center of Excellence con il contributo di MITRE. Il calendario merita attenzione, perché il documento non è stabilizzato. Il NIST ha aperto una consultazione pubblica di 45 giorni, chiusa il 30 gennaio 2026, ha tenuto un workshop il 14 gennaio 2026 e prevede una bozza pubblica iniziale nel corso del 2026. Oltre 6.500 persone hanno aderito alla comunità di interesse che contribuisce ai lavori. Il profilo si organizza attorno a tre aree tematiche, qui citate dalla sezione 2.1 della bozza:

  • «Securing AI System Components (Secure)»: governare le sfide di sicurezza che emergono nell’integrare l’IA negli ecosistemi e nelle infrastrutture dell’organizzazione.
  • «Conducting AI-Enabled Cyber Defense (Defend)»: individuare le occasioni di impiegare l’IA per rafforzare i processi di sicurezza, comprendendone le difficoltà.
  • «Thwarting AI-Enabled Cyber Attacks (Thwart)»: costruire resilienza contro i nuovi vettori di attacco resi possibili dall’IA.

Il punto strutturale è il più rilevante. Il profilo Cyber IA non inventa un quadro nuovo. Si organizza secondo le funzioni, categorie e sottocategorie già esistenti del NIST Cybersecurity Framework e assegna a ciascuna sottocategoria una priorità proposta per ognuna delle tre aree. Si tratta dunque di uno strato di prioritizzazione sovrapposto al quadro già noto, il che significa che un’organizzazione che pratichi già il CSF lo adotta ripesando, non ripartendo da zero. Il perimetro dell’area Secure va ben oltre il modello in senso stretto: copre «i sistemi di IA stessi, le loro catene di fornitura, compresi i dati e l’infrastruttura di machine learning, nonché gli altri sistemi e dati su cui il sistema di IA si appoggia». Dataset di addestramento, registri dei modelli, database vettoriali, endpoint di inferenza e livello di orchestrazione rientrano tutti nel campo di applicazione, non soltanto il modello. Il NIST sta inoltre sviluppando COSAiS, una serie di Control Overlay su SP 800-53 per la messa in sicurezza dei sistemi di IA, presentata nella bozza come guida orientata all’attuazione per personalizzare e ordinare per priorità le misure più critiche. L’edificio si completa così: il NIST Cybersecurity Framework fornisce i risultati, il profilo Cyber IA li ordina per l’IA, COSAiS fornisce le misure. Sapere quali sistemi rientrino nel perimetro è un prerequisito, tema che approfondiamo nella guida ai sistemi di IA.

NIST CSF, AI RMF e ISO 42001: chi fa che cosa

A questo punto emerge immancabilmente la domanda se il NIST Cybersecurity Framework e il NIST AI RMF siano in concorrenza. Non lo sono, e il NIST scioglie il nodo in modo esplicito nella bozza del profilo Cyber IA. L’AI RMF, vi si legge, affronta in senso ampio l’uso responsabile dei sistemi di intelligenza artificiale e indica il NIST CSF e il NIST Risk Management Framework fra «gli strumenti disponibili per gestire i rischi cyber associati». La lettura non ammette ambiguità: il quadro dedicato all’IA delega al NIST Cybersecurity Framework la quota di cybersecurity del rischio legato all’IA. La ripartizione dei ruoli è definita dal NIST, non dedotta dai fornitori. Entrambi i quadri possiedono una funzione chiamata Govern, il che costituisce una fonte reale di confusione. Non governano però lo stesso oggetto. Govern nel NIST Cybersecurity Framework riguarda il rischio cyber che grava sull’organizzazione. Govern nel NIST AI RMF riguarda il rischio che il sistema di IA genera per le persone, le organizzazioni e la società. Un dataset di addestramento avvelenato da un avversario è un problema di Govern del CSF. Un modello che svantaggia sistematicamente un gruppo protetto è un problema di Govern dell’AI RMF. Molti incidenti reali sono entrambe le cose. L’impianto complessivo si legge così:

  • NIST Cybersecurity Framework: risultati di cybersecurity, volontario, senza certificato.
  • NIST AI RMF: rischio specifico dell’IA lungo Govern, Map, Measure e Manage, volontario, senza certificato.
  • ISO/IEC 42001: un sistema di gestione dell’IA certificabile, trattato nella nostra guida alla norma ISO 42001.
  • SP 800-53: un catalogo di misure da attuare, non una tassonomia di risultati rispetto a cui valutarsi.

Quest’ultimo punto risponde a un interrogativo ricorrente: SP 800-53 e il NIST Cybersecurity Framework non sono la stessa cosa, né sono alternative fra loro. SP 800-53 elenca misure. Il CSF descrive risultati e rinvia ai cataloghi di misure tramite i riferimenti informativi. Le organizzazioni usano di norma entrambi, il CSF come livello di comunicazione verso i vertici e SP 800-53 come livello di attuazione tecnica. Una riserva sull’attualità dell’impianto: la bozza del profilo Cyber IA segnala che, in coerenza con l’AI Action Plan, l’AI RMF è attualmente in revisione e sarà recepito in una versione futura. Chi costruisce una tabella di corrispondenza destinata a durare deve mettere in conto che il versante AI RMF si muoverà.

Mettere il quadro al lavoro sul proprio parco di IA

Quattro mosse convertono la teoria in qualcosa di operativo. Partire da Identify, non da Protect. Il profilo Cyber IA presuppone che sappiate quali sistemi di IA state usando. La maggior parte delle organizzazioni non lo sa. I modelli arrivano in produzione attraverso le funzioni di business, attraverso funzionalità incorporate dai fornitori e attraverso iniziative individuali, e nulla di tutto ciò compare in un inventario asset tradizionale. Quel punto cieco è il problema della Shadow AI, e mette fuori gioco tutte le funzioni successive del NIST Cybersecurity Framework, poiché un modello non inventariato non può essere monitorato, corretto né ripristinato. Usare Govern per assorbire il rischio IA anziché duplicarlo. L’istinto porta a istituire un comitato parallelo sul rischio IA. La mossa migliore consiste nell’estendere agli asset di IA la propensione al rischio, i ruoli e le politiche di sicurezza già esistenti, così che una sola struttura di governance copra entrambi i perimetri. Le categorie Govern del CSF 2.0 sono già tagliate per questo. Costruire un profilo obiettivo per l’IA. Prendete le sottocategorie ordinate per priorità del profilo Cyber IA, filtratele secondo le aree tematiche che corrispondono alla vostra situazione ed esprimete il risultato come profilo obiettivo a fronte del vostro profilo attuale. Lo scarto è la vostra roadmap di sicurezza dell’IA, nel formato che il vostro consiglio già legge. Mappare i risultati sulle evidenze una volta sola. Il medesimo registro dei controlli di accesso, la medesima voce dell’inventario dei modelli e il medesimo log di incidente possono soddisfare contemporaneamente una sottocategoria del NIST Cybersecurity Framework, una funzione dell’AI RMF e una clausola della ISO/IEC 42001. Raccogliere quell’evidenza una volta sola, a fronte di un insieme condiviso di misure, segna la differenza fra un programma di governance e un tapis roulant di conformità, questione che sviluppiamo nella guida alla gestione del rischio IA.

Domande frequenti

Che cos’è il NIST Cybersecurity Framework? Il NIST Cybersecurity Framework è un quadro volontario del National Institute of Standards and Technology che descrive risultati di sicurezza di alto livello, utilizzabile da qualsiasi organizzazione per comprendere, valutare, ordinare per priorità e comunicare il proprio lavoro sulla sicurezza. La versione corrente è il CSF 2.0, pubblicato a febbraio 2024. Fornisce una tassonomia di risultati organizzata in sei funzioni anziché un elenco prescrittivo di misure, ed evita deliberatamente di indicare come tali risultati vadano raggiunti. Quali sono i cinque pilastri del NIST CSF? Sono sei, non cinque. Il modello a cinque funzioni (Identify, Protect, Detect, Respond, Recover) appartiene al CSF 1.1. Il CSF 2.0 ha aggiunto Govern a febbraio 2024, funzione che copre strategia, aspettative e politiche di cybersecurity. Le fonti che parlano ancora di cinque pilastri descrivono la versione superata. Govern non è peraltro un semplice sesto elemento dell’elenco: stabilisce la propensione al rischio e la supervisione che determinano la priorità delle altre cinque. NIST 800-53 e il NIST Cybersecurity Framework sono la stessa cosa? No. SP 800-53 è un catalogo di misure di sicurezza e di tutela della riservatezza che le organizzazioni attuano. Il NIST Cybersecurity Framework è una tassonomia di risultati rispetto a cui le organizzazioni si valutano, e che rimanda a cataloghi come SP 800-53 tramite i riferimenti informativi. I due operano su piani diversi e vengono comunemente impiegati insieme, con il CSF come livello di comunicazione verso i vertici e SP 800-53 come livello di attuazione per i tecnici. Il NIST Cybersecurity Framework è obbligatorio? Il quadro è volontario e non prevede certificazione. Non esistono audit accreditati né soglie di superamento. Può tuttavia diventare vincolante per altre vie: appalti federali statunitensi, autorità di vigilanza settoriali, sottoscrizione di polizze cyber e questionari di sicurezza dei clienti vi fanno tutti riferimento. In Italia il NIST Cybersecurity Framework entra quasi sempre attraverso la catena contrattuale, non attraverso la regolamentazione. Il NIST Cybersecurity Framework copre i sistemi di IA? Ora sì, in modo esplicito. A dicembre 2025 il NIST ha pubblicato NIST IR 8596, il profilo Cyber IA, un Community Profile che applica il quadro all’intelligenza artificiale lungo tre aree tematiche: mettere in sicurezza i componenti dei sistemi di IA, condurre una difesa cyber assistita dall’IA e contrastare gli attacchi resi possibili dall’IA. Si tratta di una bozza preliminare iniziale, con bozza pubblica attesa nel 2026: le priorità vanno quindi lette come un orientamento, non come un assetto definitivo. Che rapporto c’è fra il CSF e il NIST AI RMF? Sono complementari, ed è il NIST a tracciare il confine. L’AI RMF affronta l’uso responsabile dei sistemi di IA e indica esplicitamente il NIST Cybersecurity Framework fra gli strumenti disponibili per gestire i rischi cyber associati. In pratica il CSF si occupa della sicurezza del sistema di IA in quanto asset, mentre l’AI RMF si occupa dei rischi che quel sistema genera per le persone e la società. Entrambi contengono una funzione Govern, ma governano oggetti diversi.

Conclusione

Il NIST Cybersecurity Framework ha smesso di essere un oggetto puramente cyber nel momento in cui il NIST ha cominciato a declinarne un profilo per l’intelligenza artificiale. Il CSF 2.0 ha fornito la funzione di governance che ha reso possibile l’operazione, e il profilo Cyber IA usa oggi quella funzione per far entrare modelli, dati di addestramento e infrastruttura di machine learning nello stesso quadro che già governa il resto del parco tecnologico. Per i team di sicurezza la conseguenza pratica è che gli asset di IA non sono più un problema di governance altrui. Per i team di IA significa che le misure di sicurezza che stavano per inventare hanno già una collocazione. Le organizzazioni che gestiranno bene questo passaggio non faranno girare due quadri in parallelo: faranno girare un unico insieme di misure, documentato una volta sola, e rendicontato allo stesso tempo rispetto al NIST Cybersecurity Framework, all’AI RMF e alla ISO/IEC 42001. È esattamente ciò per cui AI Sigil è costruito: un inventario governato dei sistemi di IA, collegato ai quadri che vi riguardano, con le evidenze allegate.

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